Aprire una nuova attività, specie se focalizzata in settori di business di stampo tradizionale, rappresenta sempre una scommessa economica. In Italia poi al rischio d’impresa si somma una regolamentazione normativa spesso farraginosa che anche i percorsi di semplificazione tante volte avviati o forse solo annunciati faticano ad abbattere.
Decidere quindi di avviare una attività rappresenta sempre un passo molto importante nella vita di ogni novello imprenditore, specie se si prova a far leva su grandi dosi di entusiasmo ma su limitate disponibilità economiche. Si tratta dunque di una scelta che richiede impegno e dedizione, ma soprattutto tanta curiosità e voglia di emergere.
Chi decide di intraprendere questo percorso, quindi, oltre che sforzarsi di conoscere e rispettare i diversi adempimenti burocratici, dovrà approfondire le diverse criticità che la propria intrapresa dovrà fronteggiare e dotarsi delle adeguate strategie per passare da un’idea ad un caso di successo.
Una volta definita l’idea di impresa è fondamentale mettere nero su bianco un progetto di sviluppo. Quest’impegno, che alla fine produrrà ciò che va tipicamente sotto il nome di business plan (tranquilli, lo approfondiremo tra qualche riga) ma che in realtà altro non è che una simulazione su carta di cosa intendiamo vendere, come intendiamo produrlo (o comunque procurarcelo) ed a chi intendiamo venderlo, ci costringerà ad individuare i punti di forza a nostra disposizione e le criticità da superare, facendoci comprendere se (e quanto) siamo pronti prima di passare alla fase attuativa.
Per praticità di esposizione, diamo per scontato che vivendo in un’area rurale ci si appresti a mettere le basi per la nascita di una azienda agricola o agroalimentare, ma non di tipo “tradizionale”, cioè specializzata nella produzione in uno specifico comparto, ma quella dell’impresa agricola “multifunzionale e pluriattiva”, ovvero capace di occuparsi di diversi tipi di produzione e trasformazione, e che intende produrre reddito anche attraverso ambiti differenti di business collegati in qualche modo alla attività portante o comunque al sito in cui l’attività si sviluppa.
Inoltre, avendo un’idea d’impresa ben precisa, è possibile valutare in maniera preventiva tutte le eventuali leve strategiche da attivare: innovazione, vendita diretta, reti, territorio, qualità, agroenergie, agriturismo, fattoria didattica, ecc. Vediamo come procedere.
Il primo passo sarà quello di analizzare le caratteristiche e le potenzialità aziendali tramite l’osservazione del territorio, del mercato, dei concorrenti e delle normative vigenti, per produrre un quadro di riferimento ed intuire preventivamente le migliori opportunità di sviluppo. Con il supporto di alcuni esperti (ma non lasciando a costoro questo impegno disinteressandosi!) è quindi consigliabile approntare il suddetto piano analizzando:
- Capitale umano(competenze professionali, quale modello gestionale, quale forma giuridica).
- Capitale fisico(dimensioni aziendali, immobili disponibili e da acquisire, macchine e attrezzi).
- Offerta(massa critica, differenziazione prodotti e attività, qualità, diversificazione).
- Mercati(canali di vendita possibili, attività promozionali)
- Performance economica(redditività e costi).
Ancora, è fondamentale valutare alcune componenti esterne all’azienda sul piano:
- Istituzionale(normativa di riferimento, esistenza di reti formalizzate come consorzi, cooperative, strade del vino,ecc).
- Territoriale(dotazione infrastrutturale materiale e immateriale, disponibilità di servizi alle imprese agricole).
- Commerciale(canali distributivi locali, caratteristiche della domanda e dell’offerta).
- Competitivo: struttura della concorrenza e grado di concentrazione dell’offerta.
Una volta definiti gli obiettivi da raggiungere e i risultati attesi, passeremo all’individuazione delle risorse da utilizzare e le strategie da implementare. Ricordiamo che il passaggio dalla fase di analisi e ideazione a quella più concreta di sviluppo del progetto imprenditoriale, richiede una ulteriore fase intermedia in cui si rende necessario verificare la fattibilità stessa del progetto.
È proprio ora che andremo a ultimare il già citato Business Plan! Questo lavoro, come detto, ci aiuterà a dare credibilità al progetto e conseguentemente a richiedere possibili finanziamenti pubblici o specifiche linee di credito privato presso gli istituti bancari o le fondazioni ad hoc. Nel piano, ovviamente, verrà analizzata la situazione di partenza, il progetto di sviluppo e la situazione post investimento.
A questo punto è necessario ricordare che nel caso di “giovani imprenditori agricoli”, esistono diverse agevolazioni e strumenti per favorirne l’insediamento; eccone alcuni esempi: il cosiddetto “subentro”, il premio di “primo insediamento”, i fondi stanziati dal Piano di Sviluppo Rurale e varie iniziative di carattere nazionale o regionale (spesso di origine europea). Infine, sarà necessario valutare le opportunità date dall’ISMEA (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare), l’ente ministeriale preposto a supportare l’ambito agricolo, o anche da CreditAgri, che è un Intermediario Finanziario presente in modo capillare su tutto il territorio nazionale, in grado di offrire servizi altamente qualificati di assistenza e consulenza in materia di credito e finanza d’impresa, per i vari servizi che questi mette a disposizione, come ad esempio la possibilità di richiedere un mutuo per l’acquisto di un terreno o le necessarie garanzie finanziare e assicurative. In ogni caso, è sempre possibile rivolgersi ad un CAA (Centro Autorizzato di Assistenza Agricola) per la necessaria consulenza per la parte tecnica.
Scegliere la strada di attingere a risorse pubbliche tramite la risposta ad un bando, costringe di fatto ad una serie di vincoli operativi a ci stare bene attenti, oltre che a tempi di gestione on dipendenti necessariamente dalle proprie capacità. Infatti, Le procedure per accedere alle risorse dei PSR (Programmi di Sviluppo Rurale), gestiti dalle Regioni e specificatamente dedicate ai giovani, prevedono in media 275 giorni fra l’approvazione del programma e l’uscita del bando, 248 giorni tra la fine della raccolta delle domande e il decreto di concessione del contributo (istruttoria), tra i 18 e i 24 mesi per l’erogazione del contributo. Questo non deve demoralizzare, ma è bene saperlo e regolarsi di conseguenza.
Una volta superate le criticità di avviamento ed assicuratesi le opportune coperture finanziarie possiamo finalmente dedicarci alla nostra passione e, per così dire, partire alla ricerca del primo cliente!
Da questo momento in avanti, la vita del nostro ipotetico imprenditore cambierà. Il successo dell’iniziativa risentirà inevitabilmente della preparazione, della capacità imprenditoriale, della creatività e della capacità di apprendimento che il singolo o il gruppo di soci riuscirà ad esprimere.
In bocca al lupo!




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