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Aprire una nuova attività, specie se focalizzata in settori di business di stampo tradizionale, rappresenta sempre una scommessa economica. In Italia poi al rischio d’impresa si somma una regolamentazione normativa spesso farraginosa che anche i percorsi di semplificazione tante volte avviati o forse solo annunciati faticano ad abbattere.

Decidere quindi di avviare una attività rappresenta sempre un passo molto importante nella vita di ogni novello imprenditore, specie se si prova a far leva su grandi dosi di entusiasmo ma su limitate disponibilità economiche. Si tratta dunque di una scelta che richiede impegno e dedizione, ma soprattutto tanta curiosità e voglia di emergere.

Chi decide di intraprendere questo percorso, quindi, oltre che sforzarsi di conoscere e rispettare i diversi adempimenti burocratici, dovrà approfondire le diverse criticità che la propria intrapresa dovrà fronteggiare e dotarsi delle adeguate strategie per passare da un’idea ad un caso di successo.

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Dalla sua costituzione, l’Europa propone cicli di programmazione che servono a tracciare una rotta nell’evoluzione dell’unione. Ciclicamente, dunque, vengono stabiliti ad un livello politico, gli orientamenti che tracceranno l’utilizzo dei fondi che la stessa Unione stanzia per sostenere lo sviluppo dei diversi paesi. Tutto questo tocca vari ambiti, incluso quello delle aree rurali.

Il ciclo attuale si chiuderà nel 2020 ed anche in questa occasione la Rete Rurale Nazionale italiana ha messo a punto un Programma di sviluppo rurale che è poi stato adottato dalla Commissione Europea il 26 maggio 2015. Esso ha una dotazione finanziaria pari a circa 60 milioni di euro dal bilancio UE e 55 milioni di euro di finanziamenti nazionali.

La politica di sviluppo rurale dell’UE mette dunque a disposizione degli Stati membri una dotazione finanziaria ampia per gestire a livello nazionale o a livello regionale ben 118 programmi in 28 Stati membri, in una pianificazione pluriennale.

Il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) cofinanzia in Italia 21 programmi, uno per ciascuna regione/provincia autonoma, a cui si aggiungono un programma nazionale riguardante la gestione del rischio, l’irrigazione e la biodiversità animale ed uno specifico per la Rete Rurale Nazionale

Nonostante una mobilizzazione di denaro pubblico gravosa e continuativa, il settore agricolo attraversa però una crisi profonda spesso determinata dai cambiamenti climatici, dal consumo di suolo e acqua, dall’ inquinamento atmosferico, oltre che dalla maggiore difficoltà che i piccoli produttori, una intera costellazione di piccole e medie imprese, hanno nel seguire le dinamiche dei mercati.

Come rilevato da vari osservatori pubblici, questi fattori negativi stanno innescando una lenta scomparsa delle piccole aziende ed un aumento del costo degli input agricoli (sementi, fitofarmaci e fertilizzanti) al punto da risicare se non azzerare i profitti, specie per le imprese meno performanti.

Sebbene ancora in Europa l’agricoltura rappresenti ben 44 milioni di posti di lavoro (ci si riferisce a quelli messi a disposizione dal settore agroalimentare) e un trend di export agroalimentare che vale circa 138 miliardi di euro (a livello EU), ancora molto si può fare per cogliere le opportunità date da questo settore di business.

Infatti, spesso gli operatori agroalimentari non riescono a cogliere le tante opportunità che ci sono intorno alle proprie attività, solo perché non hanno ancora compreso come differenziare il proprio rischio di impresa e creare nuove opportunità.

Giungono in soccorso, allora, le “buone pratiche agricole” suggerite dalle cosiddette PAC, le Politiche Agricole Comunitarie. La PAC ha come obiettivo di aiutare gli agricoltori a produrre quantità di cibo sufficienti per l’Europa, garantire cibi sicuri e di qualità a prezzi accessibili, assicurare un tenore di vita equo agli agricoltori, proteggendoli da una eccessiva volatilità dei prezzi, dalle crisi di mercato e dagli squilibri all’interno della filiera alimentare, investendo nell’ammodernamento delle loro fattorie, mantenere comunità rurali prospere in tutta la Ue, creare e conservare posti di lavoro nell’industria alimentare, tutelare l’ambiente, il benessere degli animali e la biodiversità, mitigare i cambiamenti climatici, attraverso uno sfruttamento sostenibile delle risorse ambientali.

In sostanza, ci si ispira a criteri di sviluppo ecosostenibile e sostegno agli agricoltori, riducendo le sperequazioni all’interno della Ue e concentrandosi in particolare su: giovani agricoltori, operatori all’interno di mercati a basso reddito, operatori che vivono in zone soggette a vincoli naturali.

Certo, queste politiche sono molto criticate, in quanto molti ritengano che abbiano sostenuto pratiche agricole non efficaci o addirittura disfunzionali (sia per quanto riguarda la sostenibilità ambientale, sia per quella economica del settore agricolo), tuttavia, l’approfondimento delle stesse suggerisce molte chiavi di lettura e molte strategie di trasformazione del proprio business, anche piccolo, attraverso una ampia serie di accorgimenti e di evoluzioni nel modo di gestire l’impresa, nella tipologia di prodotti trattati, nella possibilità di introdurre servizi che abitualmente non vengono gestiti e che invece potrebbero far evolvere significativamente le nostre imprese. Senza considerare che il volume di finanziamenti previsti per le PAC consti di circa il 38% del budget dell’intera UE (360 miliardi di Euro).

Uscendo dagli schemi tipici dell’assistenzialismo, la proposta di Vita Rurale e quindi quella di non considerare le semplici opportunità di finanziamento offerte dalle Politiche Agricole Comuni, quanto piuttosto la visione alternativa del proprio essere impresa, basata sul recupero della qualità della vita rurale come proposta di stile di vita, con un approccio green ed una chiave di volta nella diversificazione.

La PAC di fatto non riguarda solo l’Europa degli agricoltori o comunque degli “addetti ai lavori”, perché di fatto interessa anche tutti gli altri individui dell’UE, in quanto “consumatori” e, cosa più importante, in qualità di cittadini globali in un mondo che dovrebbe reggersi sul rispetto dei diritti umani e ambientali.

Torneremo ancora, dunque, su questi spunti di orientamento allo sviluppo imprenditoriale, scendendo ad un livello di approfondimento di alcuni aspetti pratici e provando a testimoniare la valenza di certe proposte intercettando operatori che realmente ne hanno tratto vantaggio.

Per ora, ci limitiamo a fornire fonti ufficiali da cui recuperare i documenti della PAC, rimandandovi a:

  • Il sito dell’Unione a questo preposto:

https://www.consilium.europa.eu/it/policies/cap-introduction/

  • Il documento illustrativo di cosa siano e perché esistano le PACC:

http://ec.europa.eu/agriculture/50-years-of-cap/files/history/history_book_lr_it.pdf