La vita rurale, con la sua vicinanza alla natura ed al paesaggio, è da sempre fonte di ispirazione di artisti di ogni genere. Poeti, pittori, musicisti … non ci sono autori che non abbiano trovato la propria Musa nella quiete e nella serenità, pur operosa, della vita di campagna e che non abbiano trascorso giornate produttive nella contemplazione di colline, campi arati, fiori e muretti di pietra, in una sorta di inno alla Bellezza.

In effetti, il setting che le nostre cascine possono offrire a questi artisti è unico e ricco di armonie, simboli, e colori. Nel tentativo di offrire sempre nuovi spunti di differenziazione ai nostri lettori, ci piace affrontare questo tema, provando a capire il senso di tutto questo attraverso gli occhi e le parole di un’artista, di cui vi racconteremo anche l’evoluzione.

Laura Castellano, in arte Lacast, classe 1975, nasce ad Acquaviva delle Fonti (in agro barese) e risiede a Casamassima, in provincia di Bari. Comincia a disegnare e dipingere ad olio sin dall’età di 7 anni, mostrando un naturale talento per il disegno e la pittura.

Pittrice autodidatta, Lacast si caratterizza per il suo eclettico estro creativo, riproducendo su tela paesaggi, ritratti, still life, figurativi e non solo. In gran parte dei suoi dipinti la flora è la protagonista principale, in altri funge da background donando comunque alla sua opera, bellezza e colore, essendo “l’espressione più diretta è inconfutabile del fascino naturale”.

Da dove nasce la pittura di Laura Castellano, meglio conosciuta come Lacast?

La natura è sempre stata la mia fonte d’ispirazione.

Cosa rappresenta la pittura per te?

È proprio dal momento catartico di fusione con essa e dalla sua contemplazione, che nasce la mia vocazione artistica volta a immortalare, attraverso la pittura, quel flusso energetico che la Natura trasmette a coloro che la osservano.

La pittura, dunque, non intende essere una mera rappresentazione descrittiva e realistica del paesaggio naturale, degli spazi e degli ambienti circostanti.

E pittura e natura come si coniugano nella tua arte?

Seppure lo faccia con una resa tecnicamente perfetta, nell’incipit di ogni mia opera c’è la volontà di esprimere uno stato d’animo e di trasmettere, attraverso gli elementi naturali, un messaggio espressivo ispirato a un’idea panteistica della Natura come Ente superiore che governa il mondo, come Bellezza e Madre di tutte le cose perché, anche quando ce ne allontaniamo, o la frenetica vita contemporanea ci porta a non considerarla – anzi a deturparla -, è sempre ad essa che si ritorna per rinascere o semplicemente per raccogliere le energie e ripartire.

E così hai sviluppato i tuoi lavori sulla flora.

Sono parecchie le opere estemporanee in cui rappresento, anche inconsciamente, i paesaggi naturali. Cerco di essere un “narratore” e portare gli spettatori dentro le mie opere tra le tante sovrapposizioni di paesaggi ed elementi naturali, fiori e frutti, alberi e infiniti orizzonti attraversati e solcati da repentini raggi di luce che ne mettono in risalto i colori vivaci e le forme, con la cura certosina dei dettagli su cui porre l’attenzione.

Quali messaggi vuoi trasmettere?

Nelle mie tele si concentrano tutti quegli elementi che rinfrancano la mente e il cuore. Il mio intento è proprio quello di donare a coloro che contemplano i miei lavori, in quello specifico istante – che diventa eterno -, un senso di appagamento, in grado di rapirli e restituire loro il senso della Vita.

Se ti trovassi in una fattoria per dipingere soggetti e scenari del posto, cosa ti sarebbe utile trovare, oltre l’ospitalità?

In fattoria, come d’incanto, c’è già tutto: il buon cibo, la bella compagnia, infiniti orizzonti per la vista e la calma, e l’assoluto silenzio per meditare e … creare! Chi ci vive, poi, sa bene che deve anche sporcarsi le mani, insomma, impegnarsi anche fisicamente, col duro lavoro – altro che fitness -! Non si vive di sola meditazione! Il coinvolgimento anche corporeo rende l’esperienza totalizzante in quanto coinvolge corpo, mente e spirito.

In genere, che impressione cerchi di suscitare in chi osserva i tuoi dipinti sulla natura?

Senza volerlo espressamente, la flora è un elemento predominante in diversi miei dipinti; in altri, essa è marginale ma dona comunque bellezza e colore alle opere perché sono l’espressione più diretta è inconfutabile del fascino naturale.

Suggeriresti l’organizzazione di eventi culturali in masseria? Che vantaggi vedi? Quanto sarebbe suggestivo?

Organizzare eventi culturali in masseria avrebbe un fascino particolare perché ci si immerge in un luogo dove non serve altro: la simbiosi tra Uomo e Natura è totale – senza che l’uno prevarichi sull’altro – e si tocca con mano la possibilità di ritornare alle origini, senza contaminazioni tecnologiche e chimiche. Questa immersione nella Natura consentirebbe a coloro che non lo sanno e non ci hanno mai provato, di acquisire consapevolezza sul fatto che vivere in armonia con il mondo è possibile e questo equilibrio dona un senso di appagamento tale che, chissà se riuscirebbe a tornare indietro.

La letteratura, il cinema o quale altra arte hanno una influenza sul tuo lavoro?

Pur con una rappresentazione stilisticamente e realisticamente perfetta del paesaggio naturale, ricerco sempre più un’interpretazione personale del messaggio che la Natura trasmette – alla stregua degli Impressionisti, che tanto genuinamente hanno saputo interpretarla, o del Romantico Turner -. Non solo. Sono affascinata da quella dimensione dell’Uomo che contempla il Creato nel dipinto di Friedrich e sono sempre stata incantata – fin dalla sua tenera età – dai versi poetici del Foscolo e del Leopardi che davanti agli occhi di una bambina apparivano solo un Inno alla Bellezza e all’importanza nella Vita del paesaggio naturale.

Per concludere, un aforisma o una frase che ti piace e rammenti sempre?

Per me l’Arte è Bellezza e rinfrancamento dello spirito! C’è una locuzione – che ho letto da qualche parte e mi ritorna in mente sovente -, che l’arte è “solo per amanti del bello”, al punto che ne ho voluto fare lo slogan per il mio luogo di incontri artistici.

Questo però, non significa che ci debba essere una chiusura a un certo tipo di arte – che fa della denuncia del “brutto” il proprio vessillo -. Piuttosto, il fine ultimo di tale arte rimane sempre la ricerca del bello, che è qualcosa di intimamente relativo! È per questo che il mio motto mi sembra appropriato in ogni situazione!

 

N.B. I dipinti riportati sono di Laura Castellano, oltre l’opera di Caspar David Friedrich citata nell’intervista; l’artista è ritratta nell’immagine di copertina.

 

Articolo scritto dall’antenna tematica di Vita Rurale: Giusy Loglisci.

 

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