Spiga di grano

….Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; [27]dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa. [28]Poiché la terra produce spontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga. [29]Quando il frutto è pronto, subito si mette mano alla falce, perché è venuta la mietitura…. [Mc 4,26-32]

Molto tempo prima di Masanobu Fukuoka qualcuno scriveva questi versetti, forse un altro pazzo che citava altro pazzo.

Ma forse tutti i pazzi hanno ragione ed impazziscono perché il resto del mondo, tutto insieme, va nella direzione opposta e si lancia con energia verso la propria autodistruzione senza riconoscerla.

Ma veniamo al patologo vegetale giapponese (nato il 2 febbraio 1913 –  morto il 16 agosto 2008) che poco prima della seconda guerra mondiale ebbe una rivelazione o forse, meglio, un’illuminazione, mentre, lavorando tanto alacremente da ammalarsi, cercava da tempo la sua verità.

Nel mondo non c’è nulla, nessuno sa nulla e tutti inseguono e costruiscono verità artificiali, al punto da andare più veloci del ritmo delle stagioni, al punto di soccombere sotto lo stesso sforzo di correre non si sa neanche dove, mentre la natura è lì, come un libro aperto che nessuno sa più leggere.

La natura che si governa da sola è antiquata? Oppure sta avanti a noi di un bel pezzo?

Ecco, quest’uomo lasciò tutto e si ritirò davvero su una montagna nei pressi di casa sua. Lì, osservando i ritmi naturali del mondo vegetale ed animale lasciati a loro stessi, pensò di assecondarli e di raccoglierne i frutti, noi diremmo sfruttandoli, ma lui direbbe accettandone i doni, così come essi stessi apparivano organizzarsi.

Scoprì, o possiamo dire che semplicemente vide, come, alternando su una coltivazione di riso la semina, prima del raccolto, di segale ed orzo, e sulla coltivazione subito successiva di segale ed orzo, la semina di riso, si impediva la diffusione di erbe infestanti ed il riso prima, e la segale e l’orzo dopo, arrivavano a crescere più rigogliosi e sani che non con i trattamenti disinfestanti. Ad ogni mietitura la paglia veniva sparsa sullo stesso campo, prima la paglia del riso che aiutava la segale e l’orzo a crescere, poi la paglia della segale e l’orzo che aiutava il riso a crescere, diminuendo anche la necessità di acqua di tutto il sistema.

Vide che escludendo completamente l’uso degli antiparassitari e dell’aratura si sviluppava un ambiente perfettamente equilibrato in cui per ogni insetto parassita si faceva avanti un predatore, compresi i ragni con le loro ragnatele, che ne limitava l’espansione incontrollata.

Le sue colture sono state oggetto di studi per anni, da parte di autorevoli studiosi nel campo dell’agronomia e dell’entomologia, ognuno con la propria specializzazione, e tutti hanno riconosciuto che le colture di Fukuoka, senza l’uso di fertilizzanti erano rigogliose, senza l’uso di antiparassitari e prodotti chimici erano attaccate da parassiti e patogeni quanto o addirittura meno delle colture irrorate da quelle sostanze tossiche. Tuttavia poco si è fatto per imitarle, salvo nell’ambiente ecologista che in qualche modo, visto l’incombere di minacciosi eventi futuri per l’eccesso di interventi umani sull’ambiente, ha sposato la tesi del ritorno indietro a tempi in cui la natura veniva maggiormente rispettata.

Ma Fukuoka era fermamente convinto che la natura fosse molto più avanti da sempre e che gli esseri umani avessero scelto, da sempre, un percorso che li allontanasse dalle sue leggi semplici e riproducibili senza sforzo.

La sua agricoltura e la sua filosofia sono state da lui definite del ”non far nulla”.  Ed egli sosteneva che il prezzo degli alimenti naturali poteva e doveva essere più basso di quelli trattati, proprio a causa del minore lavoro e del mancato uso di sostanze chimiche. I terreni però vanno riabilitati alla loro naturalità se sono stati trattati a lungo e depauperati del loro stato biologico naturale.

Da “La rivoluzione del filo di paglia” (trad. italiana Ed.  Libreria Editrice Fiorentina)  da lui scritto nel 1975:

“Fra i giovani che vengono a queste casette sul monte, ci sono quelli, poveri nel corpo e nello spirito, che hanno  abbandonato ogni speranza. Io sono un vecchio contadino che si lamenta di non poter dar loro nemmeno un paio di sandali: ma c’è ancora una cosa che posso dar loro.

Un filo di paglia.

Raccattai un filo di paglia davanti alla baracca e dissi: -Da questo solo filo di paglia può cominciare una rivoluzione-

-Con la distruzione dell’umanità a portata di mano, speri ancora di poterti aggrappare ad una pagliuzza? – domandò un giovane con una punta di amarezza nella voce.

Questa paglia sembra piccola e leggera, la maggior parte della gente non sa quanto sia pesante in realtà. Se sapessero il vero valore di questa paglia, questo filo potrebbe diventare abbastanza potente da muovere il paese ed il mondo.”

Scritto dall’Antenna Tematica di Vita Rurale:

Donatella Rega – L’Orto del Candido

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