Alcune indagini svolte negli ultimi anni, hanno rivelato come ci sia una impennata nel numero di giovani italiani che si stanno dedicando all’agricoltura, anche con l’avviamento di start-up innovative. Di fatto, l’Italia, con le sue 55.121 imprese agricole condotte da under 35 (uno su quattro è donna), si piazza in testa alla classifica europea delle nazioni con più numero di giovani impegnati in questo ambito. Per questa ragione, Coldiretti ha deciso alcuni mesi or sono di lanciare un premio per le giovani realtà imprenditoriali delle campagne italiane capaci di un modello di business innovativo e sostenibile ed in quella occasione ha potuto analizzare e raccontare le varie sfaccettature e diramazioni del mondo agroalimentare più giovane, che tocca si e lega a molti altri settori, dal design al turismo.
Il fermento emerso anche in quella occasione, attesterebbe una tendenza piuttosto interessante, in cui al comodo lavoro in ufficio i giovani preferirebbero gestire un agriturismo o confezionare marmellate. É un vero e proprio ritorno alla terra? Forse è difficile da dirsi, tuttavia il perdurare di un elevato tasso di disoccupazione giovanile, che colpisce soprattutto il Mezzogiorno, sembrerebbe essere una motivazione sufficiente ad innescare questa tendenza.
Sono circa trentamila giovani che tra il 2016 ed il 2017 hanno presentato domanda per l’insediamento in agricoltura, il 61% dei quali concentrato al Sud e nelle Isole, il 19% al Centro ed il resto al Nord. Ancora, l’attrattività del settore per le nuove generazioni sarebbe confermata dalla crescita degli studenti delle superiori nelle scuole di agraria, che quest’anno (2017/18) sono arrivati a 45.566 stabilendo un record, con un aumento del 36% negli ultimi cinque anni. Nelle classi – sottolinea la Coldiretti – non ci sono solo figli di “famiglie agricole” ma sempre più giovani appassionati, con genitori lontani dal mondo della terra. Per chi poi decide di proseguire questo genere di studi anche dopo il diploma, tra agraria e veterinaria l’Italia offre 213 facoltà a livello nazionale di cui 86 nel nord Italia, 71 nel sud e sulle isole e 56 al centro.
Qualche altro dato: le domande presentate da giovani agricoltori per il primo insediamento, hanno superato il 44% del totale previsto per l’intera programmazione europea fino al 2020. Secondo i dati nazionali dei diversi Piani di Sviluppo Rurale (Psr), in testa c’è la Sicilia con 4.700 domande, seguita da Puglia (4540), Toscana (2763), Sardegna (2.707) e Calabria (2.110) nelle prime cinque posizioni. Oltre 30mila giovani nel triennio 2016/2018 hanno presentato in Italia domanda per l’insediamento in agricoltura, con oltre il 60% concentrato al sud e nelle isole.
Ma qui non si tratta solo di numeri, quanto di idee veramente innovative che lascerebbero sperare in una trasformazione, in divenire, dell’intero comparto, verso un modo nuovo di fare agricoltura; visto che ancora, nel nostro Paese, la superficie coltivata già gestita con le nuove tecnologie sia soltanto l’uno per cento! Tuttavia, lo sbarco di tanti giovani menti nelle imprese della vita rurale sta portando anche ad una interessante rivoluzione digitale: sensori nei campi e sui macchinari, droni per spargere antiparassitari, geo-localizzazione per le arnie delle api ecc. ecc.
Alcuni tra i più giovani hanno anche saputo approfittare di quei cambiamenti climatici che per molti hanno significato solo disastro e perdita di raccolto, come ad esempio la produzione di banane a Palermo e di avocado biologici a Giarre, ai piedi dell’Etna, da vendere poi in tutta Europa. Insomma proprio come recita quell’antico “adagio manageriale”: durante la tempesta c’è chi corre ai ripari e chi costruisce mulini a vento!
Sono poi comparse, negli ultimi anni e grazie a brillanti intuizioni giovanili, ulteriori innovazioni che dalla terra hanno consentito di portare novità nel settore della produzione alimentare, come ad esempio il primo ketchup contadino made in Puglia, o anche nel settore cosmetico, come per la produzione dei prodotti di bellezza tutti naturali fatti dalle olive, o ancora nel settore dei giocattoli, grazie alle bambole fatte a mano con la lana delle pecore, utilizzando quello che per un’azienda di allevamento era ormai diventato un rifiuto per via dei ridotti consumi di lana per materassi o maglieria.
Le nuove generazioni possono davvero diventare il motore dell’agricoltura: usano il web, praticano quotidianamente la tecnologia, sono laureate (uno su quattro), conoscono una o più lingue straniere, sono abituati a viaggiare e andare all’estero (8 su 10) ed hanno dunque tutte le carte in regola per rilanciare un settore che se da un lato appare fermo o fossilizzato su pratiche desuete, dall’altro dimostra grande fermento; non dimentichiamo che nel settore BIO l’Italia è seconda in Europa.
«L’agricoltura può offrire opportunità occupazionali sia a chi cerca un lavoro stabile alla guida di una azienda sia per chi vuole cogliere la possibilità di una esperienza di lavoro stagionale a contatto con la natura» ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che «l’allargamento dei confini tradizionali dell’attività agricola offre oggi grandi spazi per la creatività e le idee innovative, dal campo alla tavola».
I giovani agricoltori stanno dimostrando di saper reinventarsi, rimpolpando aree da cui prima si fuggiva e innovando antiche tradizioni: sono ragazzi che hanno scelto di applicare al lavoro agricolo, le nozioni innovative apprese magari durante un corso universitario o uno stage all’estero. Sono in tanti, infatti, ad aver portato a termine un corso di studi importante, ed hanno scelto di reinvestire le proprie energie nelle aziende di famiglia o comunque nei territori d’origine. Sono dunque ragazzi che scelgono di tornare alla terra perché la vita di campagna si dimostra ancor oggi ricca di continue e grandi soddisfazioni e mostrano una particolare predilezione per la tutela dell’ambiente e per l’attenzione al sociale: dalle attività di educazione alimentare e ambientale con le scuole ai servizi di agritata e agriasilo, dalle fattorie didattiche ai percorsi rurali di pet-therapy, fino agli orti didattici.
Il senso di libertà, la diversità di attività di cui bisogna occuparsi, il contatto con la natura e la sfida di reinventare la tradizione, sono infatti tra gli elementi che spingono i giovani imprenditori agricoli ad investire ancora il proprio futuro nella terra, un mix che appassiona e consente di affermarsi in modo unico ed a volte geniale.
La vita rurale consente non solo di essere padroni della propria produzione, ma sovente regala un tempo estremamente prezioso fatto di riscoperte di antiche tradizioni, di curiosità e sicuramente di cibo più sano e genuino. Una buona dose di lavoro manuale si rivelerà, per i più, un valore di cui fare tesoro. Si lavora per un anno con la testa, con le mani e con il cuore, per raccogliere dopo quasi un anno una ricompensa incommensurabile, per sé e per gli altri.
I giovani agricoltori sono anche ragazzi che, stanchi della città, preferiscono puntare il proprio futuro in un contesto sicuramente più complesso, ma allo stesso migliore, capace di regale soddisfazioni a lungo termine. Tra benessere e natura, i giovani agricoltori cercano e trovano una propria dimensione di vita, perfetta anche per le generazioni che verranno. Essere giovani imprenditori agricoli oggi, vuol dire anche difendere la propria terra, le proprie produzioni e quindi anche quel Made in Italy che tutto il mondo ci invidia: perché il buon cibo, quello vero e autentico, nasce dall’amore per la propria terra.
Nota:
I dati emergono da alcune ricerche:
- Osservatorio Smart AgriFood (della School of Management del Politecnico di Milano e del Laboratorio Rise dell’Università degli Studi di Brescia): «Agricoltura 4.0 – La trasformazione digitale del settore primario»
- Coldiretti: «Ritorno alla Terra»
- Banca Dati del MIPAAF sui PSR




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