Diceva la creatrice di moda Diane von Fürstenberg, i cui abiti sono stati esposti al Costume Institute del Metropolitan Museum of Art di New York: “Quando entri in una stanza d’albergo e chiudi la porta, sai che c’è un segreto, un lusso, una fantasia. C’è il comfort. C’è la rassicurazione.” Ecco, questa sintesi estrema la dice lunga sulle aspettative di un turista o comunque di un ospite che per varie ragioni si trova a soggiornare fuori casa. Certo, le nostre dimore rurali non intendono in alcun modo assomigliare al Palace Hotel, tuttavia, le regole della buona ospitalità esistono e tocca rispettarle se non si vuole che la saggia scelta di differenziare la propria attività riutilizzando degli spazi, mettendo in piedi un B&B o un agriturismo, non ci ritorni come un boomerang a produrre danni più che vantaggi.

L’ospitalità è un sentimento nobile. Il rituale dell’accoglienza, legato al suo concetto di cortesia e apertura verso lo straniero, è una consuetudine diffusa in molte culture, antiche e moderne. Il suo principio ricorre spesso, per esempio, nella mitologia greca dove all’ospite, inteso come colui che accoglie lo straniero, sono imposte grandi responsabilità nonché obblighi materiali e morali: eroi e dèi potevano celarsi sotto le spoglie di mendicanti o vecchi bisognosi e negare loro la giusta accoglienza poteva rivelarsi un’offesa nei confronti di Zeus. Ma alla base dell’ospitalità esiste sempre una casa, un luogo dove ricevere lo straniero, il viaggiatore.

Se sei riconosciuto per la tua ospitalità, significa che sei gentile e ben disposto verso chi ti fa visita, anche se questo può voler dire avere la casa completamente piena di gente per il giorno di Natale!

“Hospitalitem” è la parola latina che significa “amicizia per gli ospiti”, da cui deriva direttamente il suo significato. Mostrare ospitalità include il mettere gli altri a proprio agio e trattarli come se fossero i benvenuti in casa tua. Se sei scontroso e preferisci rimanere da solo, questa parola probabilmente non verrà mai usata per descriverti, né tantomeno potresti avere un futuro nel settore alberghiero.

Oggi sono gli hotel ad essere l’oggetto costante dell’ospitare.

L’albergo è il luogo della libertà, dell’assenza di costrizioni, un posto a volte preferito persino alla propria casa.

«Avere per me lo spazio di una stanza d’albergo con le quattro pareti ben visibili e poterla chiudere… mi procura sempre almeno un soffio del sentimento di una nuova esistenza… », diceva Franz Kafka, nelle sue Lettere a Felice.

Le convenzioni dell’ospitalità alberghiera sono ormai codificate in diversi standard. Eppure a volte questo non basta. Il ruolo principale nel buon esito di un’attività alberghiera è dato anche dalle persone, il cui carattere è difficilmente standardizzabile.

Se l’accoglienza, infatti, segue regole diverse in culture diverse, e non sarà mai identica a se stessa,  offrendo di volta in volta cambiamenti e rituali sempre nuovi in funzione di chi viaggia e di chi ospita, dei luoghi e delle situazioni, va riconosciuto che esistono alcune leggi che potremmo definire universali preposte, da sempre, all’idea e al concetto di ospitalità.

La professionalità di un piccolo grande albergatore, oggi come ieri dovrà fare appello a questi semplici principi, da sempre noti come “le regole delle cinque erre”:

  • Ricevimento. Il nostro ospite è in viaggio. È lontano, dalle proprie abitudini, dalle proprie cose, dalle proprie sicurezze. Vive giorni non ordinari e si trova inevitabilmente di fronte a problemi ed imprevisti. Facciamo in modo che la nostra sia sempre “una porta aperta”, Facciamoci trovare pronti a farci carico di tutte le istanze, anche fuori dall’ordinario, che i nostro ospite potrebbe avanzare. L’accoglienza passa per l’ascolto. Non siamo obbligati a fornire improbabili risposte e potremo non essere in grado di aiutare, tuttavia, il solo fatto di aver dato “man forte” ci farà percepire come dei perfetti padroni di casa;
  • Riguardo. Gli individui sono tutti diversi. L’opposto del riguardo è la disattenzione. Dovremo sforzarci di comprendere “la natura” del nostro ospite; questo è il primo e fondamentale passo per raggiungere il soddisfacimento dei suoi bisogni. Forniamo informazioni prima di tutto: quello che è incluso nel servizio e quello che è escluso; quello che è ammesso e quello che non lo è, ciò di cui ha diritto e ciò che invece è considerato extra. Cerchiamo di comprendere quale livello di assistenza è auspicato dai nostri ospiti: se la “poca attenzione” nuoce all’affezione del viaggiatore è anche vero che con un “eccesso di premure” può essere controproducente;
  • Risposte. L’ospitalità nasce da uno slancio non calcolato, privo d’interesse. Tuttavia, l’accoglienza alberghiera non può essere in realtà del tutto libera, poiché è interessata: i costi sostenuti per l’attività devono essere inferiori ai ricavi. Per via della limitatezza delle risorse non sempre è possibile offrire qualunque cosa di cui l’ospite potrebbe avere bisogno. Anticipare le probabili necessità e agevolare l’accesso a informazioni potenzialmente utili costa poco, però, e può rendere molto;
  • Ristoro. L’ospite ha diritto al riposo ristoratore. Ricevere un viaggiatore significa, perciò, poter garantire un letto e un tetto. Ma questo di fatto non basta più. Offrire qualcosa al prossimo significa, infatti, offrire anche un po’ di se stessi. Lo stile dell’accoglienza, la cura nelle decorazioni, la scelta dei cibi concorrono a formare l’immagine di chi ospita. È necessario essere attenti, con amor proprio, a ogni più piccolo dettaglio. L’ospite, infatti, nota tutto, analizza e ama moltissimo raccontare le proprie impressioni di viaggiatore esperto;
  • Rispetto. L’arte dell’accoglienza richiede anche un’ampia conoscenza degli usi, dei costumi e, quindi, delle preferenze degli invitati. Il viaggiatore giapponese, ad esempio, non gradisce l’uso della doccia, ma concepisce solo la vasca da bagno; l’italiano si sorprende di fronte a una stanza da bagno priva di bidet. Se a volte è quindi impossibile soddisfare le tradizioni dell’ospite, è bene però non metterne in discussione gli usi e costumi, ricordando che l’unico limite alle richieste e alle libertà del viaggiatore è rappresentato dalle leggi vigenti nel luogo ospitante.

(ndr: liberamente ispirato al prossimo libro di Daniele Locane, Qualità e tecnica alberghiera Marco Valerio editore)

Avete mai sentito parlare del “riokan”?

Sono hotel rurali tradizionali giapponesi, situati esclusivamente lungo le strade provinciali del paese, volutamente fuori mano a garantire una maggiore riservatezza e tranquillità. Risalgono a centinaia di anni fa e mantengono ancora intatti elementi tradizionali come i pavimenti formati da tatami, le porte scorrevoli e le rifiniture interne in legno. Se ne contano circa 65mila in tutto il Giappone, di cui 1865 sono di livello elevato e appartengono alla Japan Ryokan Association.

Ecco, dovremmo ispirarci a questi caratteristici alberghi rurali.

Anche le versioni più moderne del ryokan tengono primariamente conto della tradizione da preservare e consegnare all’ospite.

Il ryokan è una delle mete preferite dai giapponesi per concedersi una pausa dallo stress quotidiano, e cambiare aria per qualche giorno o per un fine settimana. Infatti, stare uno o due giorni in un ryokan godendosi il cibo delizioso e l’atmosfera rilassante è un ottimo antistress.

La cura dell’ospite è affidata a una cameriera esperta (di solito anziana) che farà da Cicerone per le stanze dell’albergo e, oltre a spiegare come comportarsi in un albergo tradizionale, essa ha il compito di conoscere le esigenze dell’ospite e far si che vengano esaudite. L’estetica è curatissima e arricchita di piccoli dettagli, ovunque si posi lo sguardo sembra di essere in un libro di storia. Il giardino fa spesso da sfondo scenografico ed è visibile dalle camere e dagli spazi comuni.

Lasciamoci ispirare!, La vera essenza del ryokan è uno stile immutato nel tempo; un vero e proprio tempio consacrato alla tradizione dell’accoglienza di turisti. Del resto chi soggiorna in un agriturismo, cosa cerca se non la possibilità di immergersi in una esperienza unica e del tutto autentica?

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *