Cosa si aspetta il turista straniero che sbarca in un agriturismo italiano? Innanzi tutto la natura (che si può declinare in vari modi), ma può essere anche la ricerca di un paesaggio diverso da quello abituale.
Facciamo alcuni esempi:
- La Danimarca e l’Olanda desiderano una natura caratterizzata da montagne e dalle relative tradizioni.
- Il Canada è ricco di natura; la Scandinavia pure. Emerge allora un forte orientamento a cercare la natura ovunque, ma come cornice rispetto a una promessa base diversa, come una scenografia e una cultura tutte italiane, che rendano una vacanza in Italia unica.
- Il cittadino della grande metropoli sente il bisogno della natura come evasione da stili di vita e tempistiche che sembrano schiacciarlo: la domanda si rivolge in via prioritaria a una natura intensa, buona, pulita.
- Un fattore critico importate per ampie fasce di potenziali agrituristi è il food (compreso il vino). Le attese si concretizzano anche in questo caso con modalità diverse.
- Il cinese può essere attratto dall’idea dell’agriturismo alla ricerca di prodotti sani e salutistici, dal momento che tanti prodotti alimentari nel proprio paese provengono da una agricoltura chimica.
- L’elevata raffinatezza della cucina giapponese ha ormato un consumatore capace di apprezzare come pochi altri la qualità dei nostri piatti, che sceglie quindi il nostro paese anche per sperimentare in loco piaceri della cucina nostrana.
- Usa e Canada apprezzano l’enogastronomia italiana incluse tutte le iniziative a questa collegate: corsi di cucina, spiegazione delle tipicità. Il norvegese gradisce la possibilità di aiutare i gestori a preparare il pranzo e la cena, per imparare la cucina italiana in un mondo quotidiano.
Austriaci e Tedeschi, più di altri, si aspettano prodotti alimentari di eccellenza ma caratterizzai pure da una filosofia verde.
Soddisfare il cliente è fondamentale. Nel turismo, la produzione e il consumo avvengono contemporaneamente, per cui non è facile scoprire i problemi prima che se ne accorga il cliente. È quindi fondamentale saper gestire problemi e disservizi in modo da trasformarli in motivi di soddisfazione.
Può accadere che in un determinato giorno sia complesso raggiungere l’agriturismo, per uno sciopero dei trasporti. Conviene informarsi per un servizio sostitutivo utilizzabile dai clienti che arriveranno. Può avvenire che si rimanga sprovvisti di una linea di prodotti a cui un cliente è interessato. Si può proporre di inviare il prodotto, quando di nuovo sarà disponibile, senza nessuna spesa supplementare per il cliente.
Se una sera il servizio di ristorazione risulterà particolarmente lento, conviene offrire al cliente una bottiglia di vino come segno di scusa.
In questi casi, la delusione si trasformerà in un apprezzamento per questo gesto, e alla fine il ricordo del cliente sarà positivo e piacevole.
Occorre uscire da un’ottica di qualità dal punto di vista del produttore, per riferirsi invece al concetto di qualità percepita dal cliente. E non sempre si riesce ad attribuire sufficiente importanza a determinati elementi. È vero che esiste una propensione a gradire soluzioni rispettose dell’ambiente, ma può accadere che gli accorgimenti adottati non vengano apprezzati semplicemente perché non li avete valorizzati.
Occorre allora spiegare in concreto e magari quantificare le ricadute positive (per esempio, in termini di emissioni nell’atmosfera).
Ci sono punti di debolezza che si possono superare con opportune strategie, eventualmente trasformandoli in punti di forza.
Immaginiamo che il parcheggio sia distante dagli alloggi. Si può cercare di ovviare a questo vincolo, accompagnando a piedi gli ospiti all’alloggio, e soprattutto si può mettere in risalto che in fondo il parcheggio leggermente decentrato garantisce un maggiore silenzio.
Ci sono invece vincoli su cui difficilmente si riesce a intervenire. Non si può valorizzare determinati fattori, se proprio non ci sono. La pubblicità non consente la sopravvivenza a lungo di bugie evidenti. Meglio puntare su altri aspetti.
SEGUE SECONDA PARTE




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