Un adorabile coniglietto

In Italia, nel corso degli ultimi decenni, abbiamo potuto osservare una certa trasformazione nei sistemi di allevamento del coniglio ed una trasformazione significativa delle attività agricole verso la tanto auspicata multidisciplinarietà, al punto da favorire la diffusione di piccoli allevamenti domestici.

Se a livello industriale nel nostro paese l’allevamento del coniglio è cresciuto in modo esponenziale tanto da sopperire al fabbisogno dei consumatori, è anche vero che questo non impedisce al piccolo operatore agricolo di intraprendere questa attività, provando a differenziare le modalità di allevamento in modo da renderle coerenti con l’idea di genuinità e purezza insita nell’ideale della vita rurale. Se da un lato si tratta di allevamenti e dunque di pratiche finalizzate al macello di alcuni animali, dall’altro si auspica una qualità della vita dell’animale estremamente maggiore ed un rapporto uomo-animale ancora fondato su valori come rispetto, affetto, natura e bellezza. Non un animale da compagnia, in somma, tuttavia un sincero compagno di vita tra le staccionate del nostro podere.

Il coniglio appartiene al gruppo dei Leporidi e all’ordine dei Lagomorfi, insieme alla lepre. In sostanza è un mammifero erbivoro, ma, diversamente da quanto erroneamente si crede, non è un roditore, sebbene esso sia in grado di rosicchiare, grattare e tritare materiali anche molto duri, grazie ai suoi denti forti e taglienti.

Se tenuti in buone con­di­zio­ni d’allevamento e di ali­men­ta­zio­ne, essi pos­so­no ri­pro­dur­si per tutto ­l’an­no. Infatti le femmine hanno il ciclo continuativamente, sebbene l’o­vu­la­zio­ne si ve­ri­fi­chi so­la­men­te se pro­vo­ca­ta dal coito, come nella gatta, o da un’in­ten­sa ec­ci­ta­zio­ne ses­sua­le.

La ma­tu­ri­tà ses­sua­le si rag­giun­ge fra i 5 e i 7 mesi, sia nel ma­schio che nella fem­mi­na. Quando le femmine sono tenute a lungo ri­po­so ses­sua­le, tuttavia, i ca­lo­ri di­ven­go­no molto ir­re­go­la­ri e ri­sul­ta molto più dif­fi­ci­le in se­gui­to ot­te­ne­re ac­cop­pia­men­ti fe­con­di.

Gli esemplari femmine vengono mediamente impegnati nella riproduzione per un pe­rio­do di circa tre anni; i ma­schi invece per circa 2 anni. Naturalmente le condizioni di nutrizione e di stress emotivo e sanitario influenzeranno il rendimento dei singoli esemplari, che andrà pertanto monitorato ed integrato nel rispetto dell’animale.

Nei pic­co­li al­le­va­men­ti si dovrebbe rispettare un rapporto di un maschio ogni sei femmine, o anche più maschi nel caso di razze pe­san­ti.

Da lu­glio a dicembre i co­ni­gli adul­ti, su­bi­sco­no la crisi della muta, ogni anno, e per questo in quella fase gli ani­ma­li sono meno vi­go­ro­si e le ma­ni­fe­sta­zio­ni dei ca­lo­ri e l’at­ti­vi­tà ses­sua­le ri­sul­ta­no at­te­nua­ti. La co­ni­glia in ca­lo­re si ri­co­no­sce per i segni a ca­ri­co dell’apparato riproduttivo esterno, che risulta tu­mi­do e ar­ros­sa­to, oltre che per l’at­teg­gia­men­to sessuale amplificato che l’a­ni­ma­le as­su­me di fron­te al ma­schio, al­lun­gan­do­si e sol­le­van­do continuamente il treno po­ste­rio­re. Al contrario, quando la co­ni­glia non è in ca­lo­re, sfug­ge al ma­schio, e ab­bas­sando la coda tende a coprirsi e difendere i ge­ni­ta­li. Per l’ac­cop­pia­men­to è opportuno spostare la fem­mi­na nella gab­bia del ma­schio e non il contrario. L’at­to dura pochi se­con­di ed il ma­schio tende a ri­pe­ter­lo più volte in pochi minuti mi­nu­ti. Quando l’ac­cop­pia­men­to è andato a buon fine, la fem­mi­na va ri­por­ta­ta nel proprio am­bien­te, cioè dove si tro­va­va in pre­ce­den­za.

I ricoveri per conigli devono essere fatti in materiale facilmente lavabile ed anche disinfettabile, quindi una buona scelta sarà il metallo. Le gabbie dovranno poi essere munite di un fondo atraumatico quindi meglio se non di rete metallica, ma magari con listelli di plastica facilmente rimuovibili per poterli pulire e disinfettare, ma anche predisposti ad essere ben drenati, in modo da lasciare il fondo sempre asciutto. Se si tratta di conigliere al chiuso e a terra, meglio disporre sul fondo della paglia e del truciolo di legno. Non dovranno comunque mai generarsi lesioni agli arti che potrebbero produrre pericolose piaghe.

Si dovrà avere cura di tutelare gli animali dagli sbalzi di temperatura, dalle correnti d’aria dirette e comunque garantire sempre un’areazione naturale per fare sì che la temperatura dell’ambiente non sia troppo calda e mantenga i valori dell’umidità tra il 60/70%. In generale si osserva un range di temperatura compreso tra i 15° ed i 25° centigradi.

Lo spazio per ogni riproduttore dovrebbe essere di almeno mezzo metro quadro pro capite; mentre per i conigli all’ingrasso non si dovrebbe superare il rapporto di 5-7 conigli per metro quadro.

Naturalmente gli animali possono essere anche allevati all’aperto, magari usando strutture mobili o anche recinti chiusi (garenna chiusa). Queste soluzioni solitamente offrono più vantaggi dal punto di vista economico e di benessere per gli animali, tutavia si dovrà porre maggiore attenzione agli agenti metereologici (evitare freddo e caldo eccessivi) ed avere cura di spostare periodicamente gli animali (rotazione degli spazi) per evitare la diffusione e persistenza di malattie parassitarie, oltre che per migliorare lo sfruttamento del pascolo.

Le norme igieniche da seguire specifiche per il coniglio prevedono di:

  • Acquistare animali da fornitori conosciuti e prima di immetterli in allevamento tenerli in isolamento per almeno 15 giorni.
  • Asportare possibilmente ogni giorno le deiezioni per evitare un eccesso di ammoniaca nell’ambiente.
  • Tra un parto e l’altro disinfettare accuratamente i nidi di metallo e tutte le attrezzature usando candeggina diluita, se di altro materiale legno o cartone cambiarli. Laddove possibile usare la fiamma o una torcia al propano.

È opportuno documentarsi a dovere relativamente alla tipologia dei mangimi ed alla conservazione degli stessi.

Di seguito alcuni accorgimenti pratici sull’alimentazione, per la prevenzione di patologie gastroenteriche che si rivelano frequenti soprattutto nella fase di svezzamento:

  • Non svezzare gli animali prima di 35 gg. Così da avere un apparato digerente completamente sviluppato in grado di digerire anche la fibra attraverso il fisiologico comportamento della coprofagia cioè l’ingestione delle feci molli, che consente una seconda digestione, utile per assimilare meglio alcune sostanze nutritive.
  • Somministrare solo fieno asciutto e ben conservato, dare foraggi freschi non bagnati, anzi è preferibile raccogliere alimenti verdi e farli appassire almeno un giorno prima di distribuirli. Il fieno di medica, pur essendo un ottimo foraggio è facilmente fermentescibile perciò è consigliabile il suo uso solo nei soggetti già svezzati e comunque in piccole quantità.
  • Somministrare quotidianamente sufficiente quantità di fibra grezza integrando con paglia e/o crusca.
  • Acidificare l’acqua di bevanda con aceto, soprattutto allo svezzamento o in caso di diarrea, usando una proporzione di 2 cucchiai/lt di acqua per circa 2 settimane.
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